Una favola che è realtà

Home / News / Cinisio.com / 06.09.12
Tempo di lettura: 3 minuti

Capita ogni tanto di imbattersi in qualche storiella costruita ad hoc per strappare lacrime. O per far pensare.

Quello che state per leggere di seguito, invece, non è niente di tutto ciò. È una storia vera, contemporanea; non stiamo parlando di una leggenda, ma vera vita vissuta, che possiamo verificare e dire “Sì, è vero, è andata proprio così”. E la cosa bella è che il punto di partenza – ed anche quello di arrivo – è una persona totalmente normale che, però, ha fatto della sua vita un capolavoro sotto tutti gli aspetti semplicemente affrontandola con estrema umiltà, col sorriso sulle labbra, senza mai perdersi d’animo e con la fiducia che, se ci si impegna, gli aiuti arrivano anche dall’alto.

Il piccolo Alessandro voleva fare l’astronauta. Ma, a 14 anni, dovette scegliere tra lo scooter ed un kart. E proprio su questo cadde la scelta, dato che i kart “Vanno tutti nello stesso verso, non provengono dal senso contrario e non ci sono pedoni che ti tagliano la strada”; scelta dettata anche dalla ferita ancora aperta della morte della sorella in un incidente stradale.
Cominciò per gioco, e da subito fu veloce. Il livello crebbe, qualche amico lo aiutò economicamente, ed in poco tempo si ritrovò a correre a fianco di Senna, Schumacher e compagnia bella.

Si sa, però, che il motorsport è crudele con chi ha pochi fondi; con non poche difficoltà scala le classifiche: Formula 3, Formula 3000 e, a 25 anni, la F1 in team non certo veloci che, in quattro anni e tra mille sventure, gli svuotano completamente le tasche ed alla fine lo lasciano a piedi.
Registra anche un pauroso incidente, nel 1992, dove l’impatto gli provoca un allungamento della schiena di 3cm, ma Alessandro non si perde d’animo e continua ad inseguire il suo sogno.

Inverno ’95-’96: a piedi, senza soldi e senza futuro, non si perde d’animo e così prova a recarsi in America. Lì gli viene proposto un test nella Formula CART, ed alla fine viene assunto in uno dei team più forti: a fine 1996 è una star e 3° in campionato. I campionati 1997 e 1998 sono suoi, diventa l’idolo delle masse e, a fine ’98, decide di tornare in F1.

Per inciso la F. CART negli anni ’90 era forse superiore alla F1: auto potentissime, che in alcune piste superavano i 400km/h di media sul giro!

Al ritorno in F1 nel 1999 avrà un’altra stagione infausta, alla fine della quale si ferma per un anno – il 2000 – per rimettere in ordine le idee e vedere se ha ancora qualcosa da dare così, nel 2001, torna in America per correre nel team di un amico.

La stagione non è esattamente una meraviglia: fa fatica ad ottenere risultati, ma continua imperterrito e verso la fine del campionato le cose sembrano andare bene: il 15 settembre, poco dopo gli attentati di New York, si decide che “The show must go on” e si disputa la gara prevista in una delle due prove extra-europee di campionato, al Lausitzring, Germania.

Uscendo dai box perde improvvisamente il controllo mentre sopraggiunge un’auto: quel giorno rimane senza gambe, subisce 7 arresti cardiaci e sopravvive con solo il 25% di sangue rispetto alle condizioni normali.
“Il mio desiderio è solo di riuscire a riprendere in spalla mio figlio ed impastare la pizza con lui”, dichiarerà una volta risvegliato dal coma, ed infatti si appresta ad affrontare una nuova sfida.

Dopo esattamente un anno, nel 2002, torna sul luogo dell’incidente per completare i 13 giri che gli rimangono: lo fa, registrando un tempo che gli sarebbe valso la quinta piazza in griglia di partenza, tra gli applausi di un pubblico commosso quanto esterrefatto.

Alessandro, però, non si accontenta: lui vuole la competizione, così dal 2003 al 2009 torna a correre con una BMW nel campionato mondiale turismo vincendo varie gare, più il campionato italiano turismo nel 2005.

A fine 2009 però vuole provare qualcosa di nuovo: ecco dunque che comincia a darsi al ciclismo su handbike. Si allena, non molla mai, ottiene vari risultati anche se non sempre è facile; si pone un nuovo obiettivo e, caparbiamente, lo coglie: almeno una medaglia alle Olimpiadi di Londra 2012. Anzi, le Paralimpiadi, per l’esattezza. Nel frattempo, intanto, diventa anche conduttore TV.

Lui è Alessandro “Alex” Zanardi.

Morale della favola?

La vita ci pone davanti un sacco di sfide, alcune difficilissime, da cui non sembra esserci via d’uscita.
Non bisogna mai mollare, tenere sempre un atteggiamento positivo, non limitarsi a compiangersi nella solita vita piatta.

Il mondo là fuori è pieno di prove, sta a noi scegliere se vogliamo vincerle, e se ci impegniamo un aiuto dall’alto arriva sempre, ma sta a noi decidere se vogliamo veramente arrivare “per primi”.

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