Quick change: è davvero la soluzione a tutti i mali?

Home / News / Racing / 25.10.19
<strong>Tempo di lettura:</strong> 6 minuti

Abbiamo analizzato, avvalendoci anche della statistica, il sistema del quick change. E abbiamo scoperto che se ne può fare a meno.

Partiamo da un presupposto: questo articolo nasce dalla volontà di dare spunti per migliorare una categoria la quale, checché se ne dica, ha già molti aspetti positivi. L’endurance infatti è l’unico settore del karting che gode di buona salute, dal momento che permette a tutti, ma proprio a tutti, di entrare a far parte del mondo del motorsport.

Mentre i team crescono in numero e dimensioni, non sono molte le persone che avanzano proposte di miglioramento; noi invece, che abbiamo esperienza e competenze oltre che molto a cuore questa categoria, senza la quale non saremmo mai entrati nel motorsport, abbiamo fatto alcune osservazioni.

Cambio pilota – The Mello Yellos

Agli albori dell’endurance la regola era molto semplice: ti veniva assegnato un kart alla mattina, e te lo tenevi fino a sera; nessuno protestava, e se c’erano problemi si andava in assistenza tecnica a proprio rischio e pericolo: ti veniva dato un muletto meno performante durante l’analisi e l’eventuale riparazione, dopodiché rientravi col tuo kart.

Da allora però sono passati più di quindici anni, la categoria si è sofisticata notevolmente, e i team protestano regolarmente per le differenze tra i kart. Per questo motivo gli organizzatori hanno iniziato a turnare i kart fra i vari team, arrivando a cambiarli a ogni sosta ai box per omogeneizzare la prestazione. Ma siamo sicuri che sia questa la strada giusta?

Analizziamo la questione per punti:

1 Il meccanico deve aver fatto i compiti per casa

Cambio kart o non cambio kart, il primo requisito è che la meccanica sia in ordine. Da qui non si scappa, e su questo c’è da dire che ci sono organizzatori molto bravi, altri meno: il fatto che non si possano livellare del tutto le prestazioni non significa che allora tanto vale provarci.

È impossibile che i kart siano tutti uguali, ma dal momento che ci sono strutture in grado di mettere 30 mezzi in 0,3 – 0,5 secondi vuol dire che si può. E se non è così, i piloti lo noteranno subito.

2 Bisogna saper fare autocritica

Il vincitore è uno solo, e se siete arrivati dietro potrebbe essere perché siete scarsi. Magari non i più scarsi, ma qualcuno oggi è stato più bravo di voi; bisogna imparare ad ammetterlo, e a cercare le risposte ad un risultato sotto le aspettative dentro il proprio box prima di guardare fuori. E a volte guardarsi dentro due volte mettendo da parte l’orgoglio può dare risposte inaspettate e scomode.

Potrebbe non essere stata la vostra giornata, succede a tutti. La prossima volta potrà andar meglio (ma non date per scontato che succederà).

Strategie - 500 miglia di Pomposa, 20 ottobre 2018

3 La statistica è una brutta bestia

Adesso accendete tutti i neuroni, è ora di fare i conti; ipotizziamo che in un anno facciate 10 gare, e che il 20% dei kart della flotta che analizziamo abbia prestazioni sotto la media.

  • Col cambio kart: in ogni gara il 20% dei turni sarà probabilmente condizionato, mettiamo 2 turni su 10. Alla fine della stagione avrete 10 risultati condizionati per il 20% dalla flotta di mezzi.
  • Senza cambio kart: 2 gare su 10 saranno probabilmente condizionate, ma 8 saranno pure e cristalline. Il 20% dei risultati è condizionato.

In poche parole, in entrambi i casi il condizionamento è uguale, il 20% sul totale. A fine stagione non cambia assolutamente niente, soprattutto se si fanno più gare, tipo una decina, o anche solo cinque (cosa assolutamente normale per il 99% dei team). Più grande è il campione di gare analizzato, minore sarà l’impatto della percentuale di mezzi anomali.

Obiezione 1: col cambio kart si può – appunto – cambiare kart e ridurre il condizionamento. Attenzione! L’effetto è molto meno incidente di quel che si pensa, e l’incidenza diminuisce all’aumentare delle dimensioni della flotta. Ipotizziamo che il 20% dei kart non sia regolare e di aver preso un kart che non ci soddisfa:

  • Con una flotta di 10 kart e 2 kart anomali abbiamo una probabilità di prendere un altro kart anomalo pari a 1 (kart difformi rimasti) / 9 (kart totali rimasti): 11%, ossia la probabilità di prenderne un altro è quasi dimezzata.
  • Con una flotta di 20 kart di cui 4 anomali: 3/19 = 16%.
  • Con una flotta di 30 kart di cui 6 anomali: 5/29 = 17%.
  • Con una flotta di 40 kart di cui 8 anomali: 7/39 = 18%.

Obiezione 2: l’influenza dei kart anomali non dipende dal numero di turni, ma dalla durata dei turni in cui questi kart vengono usati. Vero, ma non del tutto: il numero di cambi obbligatori associato al limite del tempo di pista per ciascun turno permettono un numero limitato di turni brevi ai quali devono corrispondere altrettanti turni lunghi. E se si sono esauriti i turni brevi nelle prime fasi di gara, lo stratagemma può rivelarsi altamente controproducente costringendo il team a tenere un kart lento per uno o più turni lunghi.

Obiezione 3: teniamo a mente che stiamo parlando di probabilità, ossia la possibilità che un evento si verifichi. Non è detto che succederà, ma c’è una certa probabilità che avvenga; insomma, se uno è fortunato e prende sempre mezzi buoni, non ci si può far molto.

Il risultato finale è lo stesso: ciò che cambia è la percezione che ne abbiamo

4 Domande filosofiche

  1. Quante categorie automobilistiche prevedono di scambiarsi i mezzi tra piloti di team differenti?
  2. Pensate davvero che anche nei team di F1, o qualsiasi altra categoria, i mezzi siano uguali?
    Se dite di sì abbiamo brutte notizie per voi, dato che ogni mezzo è diverso, così come ogni pilota e di conseguenza lo stile di guida.
  3. E se la differenza di prestazione fosse dovuta alla capacità di adattamento, e/o all’incontro del pilota con un mezzo più in linea col proprio stile di guida?
  4. Che non fosse la vostra giornata l’abbiamo già detto?
Pit – Team Cinisio Racing

5 Conclusioni

Abbiamo analizzato la questione in modo semi-serio, ma il quadro che ne emerge è piuttosto chiaro: il cambio kart è solo un effetto placebo che non elimina il problema della differenza di prestazione, semplicemente ne cambia la percezione.

Il quick change è un po’ come quando si compra qualcosa a rate, l’ammanco finale è lo stesso quando va bene.

Il cambio kart è solo un effetto placebo che non elimina il problema della differenza di prestazione, semplicemente ne cambia la percezione.

Un ritorno alle origini potrebbe riportare degli elementi competitivi e di contorno che nelle gare mancano da un po’:

  • La strategia sui rifornimenti, che in più occasioni ha decretato rimonte o disfatte totali — e qui si parla di effetti tangibili, non percezioni!
  • La possibilità per chi sta nelle retrovie di sfruttare il sorteggio per costruire una volta tanto un risultato più appagante, anziché avere sempre i soliti 2-3 team davanti;
  • La personalizzazione dei mezzi, con le luci notturne e gli adesivi colorati; ad un certo punto, pensate, si era valutato di istituire premi per le livree, prima che tutto questo fosse spazzato via.

A questo punto, il processo mentale che bisogna avviare non è semplice, ma possibile. Basta volerlo:

  1. Bisogna accettare che il livellamento totale è impossibile, e oltre un certo limite (i già citati 0,3 – 0,5″) è addirittura controproducente spingersi: il risultato non ripagherebbe lo sforzo necessario.
  2. È indispensabile capire che non tutte le gare vanno come si vorrebbe, e in tutti gli sport ci sono fattori esterni che concorrono al risultato – è una metafora della vita dopotutto;
  3. È possibile impegnarsi per un cambiamento che può portare solo beneficio allo sport.

E allora perché continuare ad auto-convincersi che così è meglio e complicarsi la vita coi cambi kart?

Non converrebbe a tutti liberarsi definitivamente di un esperimento che, dati alla mano, non porta un beneficio reale, ma solo una percezione distorta?

Kart Mello Yello
I bei tempi in cui, senza cambio kart, si poteva liberare la fantasia con le livree

Tag: ,

Racing news

The Team

The Partners

Collabora con noi

Continuano a navigare questo sito, accetti i termini di utilizzo dei cookie Maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi